Come lo zero waste mi sta cambiando la vita

Intanto, facciamo chiarezza: quando parlo di zero waste non mi riferisco solo ai miei tentativi di produrre meno rifiuti. Zero waste per me è anche sinonimo di un’attenzione maggiore a ciò che compro, scelgo, è un percorso ampio che comprende anche la mia avventura sui social e questa qui sul blog, con tutti i confronti, dibattiti e scambi di opinione che ne conseguono.

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Da quando ho deciso di approcciarmi a questa filosofia di vita e farla mia, sento di essere diventata più riflessiva, aperta, acuta. Mi sento più calma, serena, attenta. Mi prendo il mio tempo: per pensare e ragionare, informarmi, per poi costruire una mia opinione. Soprattutto, per ascoltare.

Leggo i racconti di tutti: dalle blogger straniere più famose alle testimonianze di donne sconosciute che da anni vivono in maniera sostenibile senza documentarlo. Leggo i blog italiani, leggo i post della Rete Zero Waste (la prima piattaforma italiana a dare voce al movimento), leggo i libri: Un Mare di Plastica di Franco Borgogno e Vivere senza supermercato di Elena Tioli (consigliatissimo). Guardo documentari (A Plastic Ocean, Before the Flood, Minimalism), seguo i servizi dei telegiornali, leggo i quotidiani, le ultime notizie che mi faccio arrivare direttamente dagli alert di Google ogni giorno (vi consiglio di attivarli, per restare aggiornati).

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(Balsamo labbra fatto in casa)

Ma ancor prima, ascolto. Ascolto le esperienze di chi ha intrapreso questo stile di vita prima di me, ascolto i pareri del mio compagno che mi sta supportando in questo percorso, ascolto il punto di vista dei miei genitori, i miei nonni, i miei colleghi, gli amici più o meno interessati. Cerco di cogliere il senso delle loro parole, domando, prima di parlare. Faccio tante domande, sondaggi, chiedo un confronto continuo, soprattutto sui social, dove ho avuto la fortuna di conoscere (seppur virtualmente) persone con cui condivido lo stesso obiettivo.

Grazie allo zero waste, ho iniziato a mettermi più spesso in discussione. A chiedere, ad ammettere di non sapere, anziché cercare necessariamente una risposta che non ho. Sto imparando a contare fino a dieci prima di dire la mia, a dubitare di tutto ciò che fino a ora avevo dato per scontato, dalle scelte alimentari agli acquisti.

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Sto prendendo abitudini che non credevo di poter fare mie, e ne ho abbandonate altre che pensavo fossero dure a morire. Sto ritrovando il concetto di semplicità, di vita autentica fatta di poche cose, preziose e da preservare con cura. Sto imparando a farmi bastare ciò che ho già, a reinventarlo, dargli nuova vita, ripararlo. Sto dando nuovo senso e valore ai soldi, alle compere, al mio ruolo da consumatrice. Sto tornando a uno stile di vita più umile e modesto, “retrò” ma quanto mai avanguardista. Guardo indietro, al passato dei miei nonni, con una consapevolezza moderna e lo sguardo rivolto al futuro.

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Sto imparando a dire “no, grazie”, a rifiutare il superfluo, a fare a meno degli eccessi. Ho smesso di sentirmi in imbarazzo per le mie richieste: durante la spesa, porto i miei sacchetti di tela, i miei barattoli, chiedo se posso usarli. Faccio domande che, fino a un anno fa, non avrei mai pensato di porre. Io, la sempre timida Michela, quella che arrossisce facilmente, che si impappina mentre parla, che si vergogna anche solo a ordinare al ristorante.

Oggi mi guardo e vedo i passi che ho compiuto. Mi vedo camminare con leggerezza fra i banchi del mercato, aggirarmi tra gli scaffali del supermercato alla ricerca delle soluzioni più ecologiche, parlare con i miei amici e consigliare loro prodotti alternativi per l’igiene della casa o la cura del corpo. Mi vedo acquistare bottiglie in acciaio inox per i compleanni dei miei cari, cimentarmi per la prima volta con l’arte della lievitazione, incartare i regali con pagine di vecchie riviste e giornali, legati con lo spago, incurante delle possibili reazioni di chi li riceverà.

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Mi vedo, finalmente, sicura delle mie decisioni, senza il timore del giudizio altrui, ferma nella mia posizione e quanto mai convinta. Mi vedo abbandonare, una a una, le paure, le insicurezze, le debolezze.

Mi vedo impegnata, determinata, focalizzata verso un obiettivo. Mi vedo fiduciosa, circondata da esseri speciali che, pur non conoscendomi personalmente, si stanno in qualche modo affidando a me. Persone che mi ascoltano, e che non smetterei mai di ascoltare.

Lo zero waste, poi, mi ha portato a scoprire molto altro. Mi ha portato a curiosare tra profili originali e divertenti, pagine intelligenti e sensibili: scrittori, educatori, mamme impegnate nell’ambientalismo anche con i più piccoli al seguito e tutte le complicazioni del caso, femministe che danno voce alle donne vittime di violenza, blog che fanno luce su temi delicati come il sessismo, il razzismo, l’omofobia. Donne che si occupano di moda sostenibile e altre che ogni giorno si mettono a nudo condividendo le loro malattie, fisiche o mentali, uomini omosessuali che si battono pubblicamente per i propri diritti, gruppi di persone che hanno fatto dell’ironia la chiave di lettura privilegiata per arrivare al cuore di tutti. E poi campagne di body positivity (argomento che mi commuove e coinvolge sempre), femminismo intersezionale, food blogger dall’identità solida e ben definita, molto lontane dall’idea stereotipata dei profili dai grandi numeri, con lo stesso tono e colore, le ricette identiche e a prova di like.

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Ho trovato persone, dietro quei tanti profili social: Instagram è un mezzo che non mi ha mai affascinato; anzi, ne ero quasi spaventata. Lo respingevo, rifiutavo, criticavo, tenendolo ben lontano dalla mia vita. Eppure, in quel piccolo spazio virtuale oggi trovo la forza di continuare per questa strada, gli stimoli per migliorare sempre, gli spunti per proseguire il mio percorso. E trovo persone, trovo anime luminose, raggianti, personalità complesse e delicate.

Trovo fragilità, amore, forza, timori, ansie, valori, idee. In una sola parola: umanità.

E sì, sono andata fuori tema anche stavolta. Ma chi ha intrapreso questo cammino, lo sa: lo zero waste non si limita a farti risparmiare qualche soldo o ridurre il tuo impatto ambientale.

Ti prende, ti scuote, ti stravolge. Ti fa piangere, ridere, emozionare.

Proprio come la vita.

Olivia

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