Ciao, sono Olivia

Chi ha creato un blog mi capirà bene: mentre imposti il colore, cerchi di scegliere un tema adatto e destreggiarti tra i vari caratteri, a un tratto ti ritrovi davanti a uno spazio vuoto, con la frase che ti invita a presentarti. “Olivia, racconta qualcosa di te, così i tuoi lettori sapranno chi sei”.

Intanto, caro WordPress, stai molto calmo.

Seconda cosa, forse sì, è il caso che mi presenti. Niente racconti di vita, aneddoti peculiari o profonde riflessioni. Qualche frase concisa e piccole informazioni.

Ve le devo, perché mi state donando (seppur virtualmente) un affetto che non credevo di poter ricevere attraverso uno schermo. E mai avrei pensato che questo piccolo blog potesse darmi tante soddisfazioni. Siete pochi, ma molto cari. Siete lettori veri, persone autentiche che mi offrono un pezzetto della loro vita e si prendono la briga di perdere 10 minuti di tempo per leggere parte della mia.

Quindi, caro WordPress, ti accontenterò.

Intanto, mi chiamo Michela.

Romana, un terzo abruzzese, laureata in letteratura inglese e scrittura creativa a Londra. Lavoro per un editore enogastronomico da quattro anni: scrivo di cibo, prodotti e produttori, agricoltura, caffè e tanto olio extravergine di oliva. Sono assaggiatrice di olio, intollerante al lattosio e una cuoca (amatoriale) maldestra ma testarda.

Ma veniamo al dunque.

Pino Daniele, Beatles, Bruce Springsteen. Rossetto rosso o color carne. Nuovo Cinema Paradiso è il mio “comfort film”, ma non il mio preferito. Sì Kubrick, Hitchcock, sì il Lynch di The Elephant Man e Blue Velvet, ma no quello di Dune e Wild at Heart. Solo lingua originale con sottotitoli. No Fellini, sì Rossellini e De Sica. Prima Ladri di Bicilette e poi La Ciociara.

Non parlo di libri perché sono il mio il rifugio, e vivo la lettura in maniera molto intima. Sia prosa che poesia. Per chiarire, però: il mio compagno di vita è Márquez, ho portato L’amore ai tempi del colera in viaggio con me così tante volte da dimenticare a quando risale l’ultima (ri)lettura. Ma poi ci sono Kerouac, Maya Angelou, D’Annunzio, Montale, Joyce, Orwell. Niente Jane Austen e niente Oscar Wilde. Tanto T.S. Eliot e tantissimo Edgar Lee Masters. Presenti anche Edgar Allan Poe, Robert Frost, Sylvia Plath, Kipling, Salinas, Auden, Hikmet, Szymborska. Emily Dickinson è la mia migliore amica, Shakespeare il mio mentore, il Maestro di vita, la mia “stella polare” per me, “nave errante”. Ma questa è tutta un’altra storia.

Che vita sarebbe senza il caffè (quello buono)? Compro questi chicchi chiamati specialty, definizione assegnata in base a dei parametri di qualità piuttosto rigidi, ma ve ne parlerò poi. Amo il buon cibo, i prodotti i sani, mi piace andare alla scoperta di aziende di nicchia e sostenere i produttori che lavorano in maniera seria ed etica.Amo guidare: con la mia Panda bianca arrivo dappertutto.

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Montagna, sempre e comunque. Mare d’inverno (è un concetto che nessuno mai conside-raa-aaaa). Pranzo all’aria aperta, tavoloni di legno e prodotti dell’orto. Sfoglia e frolla. Non posso vivere senza biscotti. Fiano d’Avellino, Greco del Tufo, Pecorino. Nebbiolo in tutte le sue forme. Nero d’Avola e Montepulciano.

Senza false modestie, la crema pasticcera che preferisco è la mia.

Perbenista stammi lontano.

Zero waste sì, ma con parsimonia. Conosco i miei limiti e cerco di superarli un passo alla volta.

Amo la lingua inglese, ma non sopporto gli inglesismi (tranne nel caso di “comfort food”: non c’è un bel corrispettivo in italiano). Adoro i cani, non provo molta simpatia per i gatti, le tartarughe mi mettono ansia (no, non c’è un motivo valido). Fobia dei serpenti (reale, con attacchi di panico annessi), un generale senso di disprezzo per il mondo dei rettili (no, non auguro l’estinzione a nessuno perché ogni creatura fa parte di un sistema che blablabla…). Mi sento giudicata dagli struzzi.

La vita di campagna mi affascina, l’idea di aprire un mio agriturismo mi stuzzica sempre. Sogno di avere una mia sala da tè con libreria.

Credo nel destino, nel potere rigenerante della natura e in quello terapeutico della scrittura. Impreco spesso, dico “stronzo” con la stessa scioltezza con cui dico “paralogismo”. Non mi piacciono gli -ismi, dal fascismo al femminsimo, dal razzismo all’ambientalismo. Non li amo come concetti, eppure mi riconosco in alcuni di questi. Non mi considero femminista, ma sono per la parità dei sessi. Che sia una “paritista?”

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Melanzane grigliate e patate al forno. L’uso spasmodico della cannella è un modo di essere. Mi trucco poco e non mi piace fare shopping. Preferisco i capelli corti ma richiedono più cure, per cui puntualmente mi pento e li rifaccio crescere. E poi li taglio di nuovo.

Il latte insieme al caffè mi fa senso. Lo zucchero nel tè mi fa venire i brividi. Miele di castagno, acacia, millefiori, purché buono. Il lavoro certosino delle api mi incanta.

Ulivo fra tutti, ma anche quercia, abete, pino mugo, ciliegio e salice piangente. Firenze è la mia seconda casa, a Milano mi sento a mio agio, una gita a Napoli è sempre una boccata d’aria fresca piacevole. Abruzzo tutto, dalla montagna al mare. Più Verona che Venezia, più Siena che Grosseto, più Umbria che Toscana, più Spello che Spoleto, più seadas che cannoli, più Barbaresco che Brunello. Più Centocelle che Prati, più Monti che Parioli, più Testaccio che Trastevere.

Le musiche di Ennio Morricone mi emozionano ogni volta. Fix you dei Coldplay mi strazia l’anima.

Formaggi stagionati, pane con i semi, marmellata scura. Tè nero, bianco, poco verde, tanti infusi e tisane. Al di là delle ragioni ecologiste, bere e mangiare dalla plastica mi ha sempre fatto rabbrividire.

Lenzuola chiare, colori tenui, orchidee. Pollice nero, ma tentativi continui. Tulipani, calle, bucaneve, fior di loto. Non posso sopravvivere senza colazione. La consistenza dei tovagliolini piccoli da bar mi fa venir voglia di picchiare qualcuno. Pane e olio, bruschette, panzanelle: con furore da quando ero bambina.

Scatole di latta e grafiche vintage. Vorrei saper dipingere, ma sono negata. Per niente sportiva.

De Gregori, De André, Guccini, Battiato, Battisti, Lucio Dalla: li canto a squarciagola mentre guido. Non posso fare a meno di muovermi sulle note di Raffaella Carrà, Donatella Rettore, Heather Parisi e “Fatti mandare dalla mamma” di Gianni Morandi (presto scendiiii/ scendi amoreee/ ho bisogno di teee-eeee). Ai primi accenni di Elvis Presley, sento il bisogno di iniziare a twistare. Sono stonata.

Se una serie tv mi coinvolge, riesco a vedere molte puntate di seguito (con “molte”, intendo troppe).

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Più ceci che lenticchie, più orzo che farro, più pasta che riso, più zuppe che vellutate. Mi piacciono i tatuaggi ma non i piercing. “Sì, viaggiare…con un ritmo fluente di vita nel cuore”. All’estero ma anche in Italia, tanta Italia, alla scoperta dei borghi nascosti, piccoli gioielli da immortalare nella memoria e conservare nel cuore.

Cerco di dedicarmi al cucito con qualche misero risultato, ma potrebbe andare peggio.

“Tu chiamale, se vuoi, emozioni”. Non devono mai mancare. Nel lavoro così come nelle relazioni, nei viaggi e nelle attività di tutti i giorni. Lunatica, nostalgica, a tratti malinconica. Mai vuota, sempre piena, straripante di sensazioni, paure, di vita. Tante passioni, pochi amori veri, tantissimi interessi. Spesso vengo colta anche da passioni fulminee, attimi di follia in cui mi convinco che voglio fare la contadina, anzi no l’olivicoltrice, oppure la scrittrice, forse la volontaria impegnata in missioni umanitarie o magari la sarta e – perché no – anche la pasticcera, senza dimenticare l’autrice di libri per bambini e l’artigiana che crea mobili con materiali di recupero. Tutto nello stesso pomeriggio.

Credo nell’amore: quello vero, potente, che ti consuma e ti rigenera. Quello che guida il mondo, motore dell’Universo in grado di cambiare il corso degli eventi. Credo nell’amore, quello unico e totale, la sola forza immortale che sa resistere al Tempo.

Sono affezionata ai cartoni animati della Disney. Ho smesso di rispondere alle mail serali, e ho ripreso in mano la mia vita.

Combatto contro diverse insicurezze ogni giorno, cercando di sconfiggerle a colpi di consapevolezza.

Non ci sono ancora riuscita, ma ci sto lavorando.

Olivia 

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