Roma e i suoi mercati. La mia spesa al Mercato Gianicolense

Anni di scrittura (prima a casa, per gioco, poi a scuola, per compito, all’Università, per dovere ma soprattutto scelta, durante l’anno del Master, ancora per dovere e scelta, e infine il lavoro: leggi sopra), eppure, quando si tratta di un argomento che mi appassiona, non so mai bene da dove cominciare. Qui, poi, nel mio spazio personale, il mio primo spazio individuale che però è pubblico, la totale libertà mi destabilizza completamente. Voglio essere ironica? Voglio essere divertente oppure seria e seriosa? Professionale o leggera? Leggera e professionale? Simpatica ma efficace?

Vorrei non dilungarmi troppo, di questo ne sono certa, non perdermi in uno dei miei tanti soliloqui infiniti, non lasciarmi andare alla prolissità che da sempre mi caratterizza. Al contempo, però, l’assenza di un qualsiasi obbligo, di uno stile imposto, di un numero di battute prefissato mi stimola ancora di più a lasciarmi andare.

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Per ora, però, basta così. Cominciamo. Avevamo detto mercati, giusto? Almeno, io l’avevo detto. È uno degli argomenti che più mi interessa e uno dei temi che ritengo più caldi nell’ambito della sostenibilità (andrebbero scritte, poi, pagine e pagine per spiegare bene quest’ultimo concetto). Ma non solo: i mercati li amo da sempre, ben prima di iniziare il mio percorso zero waste, molto tempo prima che capissi l’importanza di ridurre al minimo gli sprechi. Quindi, sì, oggi potrei dirvi che voglio scrivere di mercati perché i prodotti sono freschi, stagionali, spesso a chilometro zero, sostengono le economie locali e soprattutto sono privi di confezioni in plastica. Potrei, sì, ma sarebbe una bugia.

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Dei mercati amo i colori, i profumi, i suoni. Quel ritmo vivace che è solo del mercato, un’atmosfera popolare, verace, autentica. Ho tanti ricordi legati ai mercati: lunghe passeggiate con mamma il sabato mattina a sgomitare per il grande mercato di Pomezia, a Sud di Roma, il luogo dove ho trascorso una vita, quei sabato mattina che sapevano di mozzarella fresca, pomodori, sottoli, pane croccante, prodotti riservati al fine settimana. Il pranzo del sabato era così: un pacco di prosciutto crudo tagliato a mano, un po’ di formaggi, le olive – immancabili – e poi sfizi vari, quelli che non avevamo in programma di comprare, ma a cui non avevamo saputo resistere. C’era anche il mercato di Ostia, sempre a Sud di Roma, stavolta sul mare, quello vicino casa di nonna. Con lei, andavamo a caccia di uova fresche, “che queste so’ quelle buone del contadino”, le uniche con cui poi mi preparava lo zabaione. Ma c’erano anche i vestiti, le collane, tantissime collane, di perline o argento, poco importa: nonna adora le collane. Devo aver ripreso da lei. Poi, c’è stata Londra, con i suoi inaspettati mercati meravigliosi. Diversi. Bellissimi e super forniti, con prodotti da tutto il mondo. I mercati del mio cuore, però, resteranno sempre quelli romani.

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Roma e i suoi mercati. Un tema che meriterebbe un libro. La voglia di raccontare le mie prime visite, i primi assaggi, le nuove scoperte è davvero tanta, ma credo di essermi dilungata fin troppo e voglio arrivare al dunque. I miei mercati del cuore. Anzi, no, troppo lungo anche questo. Intanto, vi parlerò di uno fra i miei mercati preferiti (e sì, a breve tornerò con nuovi spunti ma, per il momento, devo davvero fermarmi). Dunque, bando alle ciance: il Mercato Gianicolense.

Ovvero quello che frequento più spesso, per via della vicinanza con il lavoro. Trascorro tante pause pranzo, qui, ma molte volte, semplicemente, mi fermo al volo di prima mattina, correndo fra i vari banchi. È il mio fornitore ufficiale di verdure: in prima fila, i produttori diretti, coltivatori delle zone limitrofe, da Cerveteri a Fiumicino, che offrono tutte le loro specialità. Non ho un banco di fiducia, scelgo in base a ciò di cui ho bisogno, osservo e prendo gli ortaggi e la frutta che mi sembrano più belli. Piccolo difetto: molti non hanno il sacchetto di carta, per cui è consigliabile portare la propria bustina di rete. Anche in quel caso, però, fate attenzione: i mercanti sono persone di cuore, spontanee e spesso frettolose, per cui prima che inizino a riempirvi la busta automaticamente, assicuratevi di avergli passato la vostra borsa.

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Sempre al Mercato Gianicolense, in piazza San Giovanni di Dio (zona Monteverde), si trovano poi salumi e formaggi squisiti: in particolare, c’è un banco nella fila centrale che ha diversi salumi senza glutine e senza lattosio, perfetti per chi soffre di intolleranze. Imperdibile una tappa al banco di Romano, nelle ultime file, un tripudio di olive, noci, nocciole, mandorle, datteri, fichi secchi, spezie di ogni genere, tutte sfuse. Anche qui, i sacchetti sono di plastica, per cui organizzatevi prima. Consiglio soprattutto fichi e datteri per le Feste, ma in generale ogni tipo di frutta secca e disidrata che hanno (se non l’avete mai fatto, assaggiate il pomelo!). Accanto a Romano, c’è Tutto Ghiotto, un banco gastronomico di alta qualità, con salumi e formaggi di nicchia, ma anche tiella di Gaeta, conserve, miele e confetture. Per pane e pizza, nella fila centrale c’è un banco dall’insegna gialla che ha dei prodotti piuttosto buoni, soprattutto le pizzette rosse al forno e quelle di sfoglia. E poi le ciambelline al vino, vendute sfuse.

In qualsiasi caso, affacciatevi e date un’occhiata. Non è facile raccontare nel dettaglio l’atmosfera di un mercato così caratteristico, che sembra rimasto fermo nel tempo. Le chiacchiere con i commercianti, con le signore in fila, i fiorai, gli assaggi… sono esperienze da vivere in prima persona. Inoltre, non riesco purtroppo a spiegarvi bene la posizione dei vari banchi, perché tutto dipende, ovviamente, da quale punto entrate. Se vi va, fateci un salto e giudicate voi stessi. Mi raccomando, però, portate le vostre buste! Perché bella la veracità, bello il dialetto romano, bello il senso di familiarità e calore… ma l’ambiente prima di tutto!

Olivia

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